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Basilica di Santa Maria Maggiore


La Basilica di Santa Maria Maggiore è una delle basiliche patriarcali di Roma. Fu fatta erigere da papa Sisto III tra il 432 e il 440 e da lui dedicata al culto della Madonna, il dogma della cui divina maternità era appena stato sancito dal Concilio di Efeso (431).
Già prima dell'anno 1000 d.C. la chiesa di Santa Maria Maggiore aveva una copertura a cassettoni. Caratterizzano questa tipologia di copertura, le travi oblique che si incontrano in un punto d'intersezione, sulle quali venivano poste delle coperture di tegole.
All'interno una delle opere principali è lo splendido ciclo a mosaico con la Vita della Vergine, risalente al V secolo, subito dopo il Concilio di Efeso, che mostra ancora i caratteri stilistici dell'arte tardoantica. Più ieratici, e già più vicini all'arte bizantina sono i mosaici dell'arco trionfale, con secene dellInfanzia di Cristo tratte dai Vangeli Apocrifi.
Il transetto fu aggiunto nel Medioevo; nel XIV secolo, durante il pontificato di Niccolò IV fu rifatto anche il mosaico dell'abside, con l'Incoronazione di Maria, opera di Jacopo Torriti. Alla stessa epoca risalgono i mosaici della facciata, opera di Filippo Rusuti.
Tra le opere aggiunte nei secoli si segnalano la trecentesca Cappella del Presepe di Arnolfo di Cambio (distrutta) e la Cappella Sforza eseguita su disegno di Michelangelo. Nel tardo XVI secolo Sisto V fece eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre paleocristiane.
L'abside esterna, rivolta verso piazza dell'Esquilino, è opera di Carlo Rainaldi, che presentò a papa Clemente IX un progetto meno dispendioso di quello del contemporaneo Bernini che avrebbe fra l'altro comportato la distruzione dei mosaici dell'abside, opera del XIV secolo di Jacopo Torriti e sarebbe arrivata quasi all'altezza dell'obelisco retrostante.
La facciata principale, caratterizzata da un portico e da una loggia per le benedizioni, fu eseguita tra il 1741 e il 1743, durante il pontificato di Benedetto XIV, da Ferdinando Fuga.


Cappella Paolina


Nel giugno 1605 il papa Paolo V decise l'edificazione della Cappella Paolina, a croce greca e delle dimensioni di una piccola chiesa. La parte architettonica venne affidata a Flamiano Ponzio, vincolato nella pianta dalla speculare cappella di Sisto V. Completata la struttura nel 1611, la parte decorativa, con marmi colorati, ori e pietre preziose, venne terminata alla fine del 1616. Alle Pareti laterali sono poste le due tombe dei papi Clemente VIII e Paolo V, racchiuse in un'architettura ad arco trionfale con al centro la loro statua e bassorilievi pittorici.
La parte scultorea venne realizzata tra il 1608 e il 1615 da un eterogeneo gruppo di artisti: Silla da Viggiù, che ebbe la parte maggiore del lavoro realizzando le due statue papali, Bonvicino, Vasoldo, Cristoforo Stati, Nicolò Cordieri, Ippolito Buzio, Camillo Mariani, Pietro Bernini, Stefano Maderno e Francesco Mochi.
La direzione del lavoro pittorico venne affidata al Cavalier D'Arpino che relizzo i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l'altare. Ludovico Cigoli realizzò la cupola mentre Guido Reni fu l'autore principale delle singole figure di santi alle quali posero mano anche il Passignano, Giovanni Baglione e Baldassare Croce; successivamente il Lanfranco, secondo il Bellori, intervenne trasformando un angelo nella Vergine.


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